Gnatologia NeuroMuscolare

ATTIVITA’ MUSCOLARE RITMICA MANDIBOLARE NEL BRUXISMO

Il bruxismo del sonno è da considersi una entità nosografica indipendente dal bruxismo della veglia. Ha una prevalenza di circa l’8% nella popolazione adulta. La diagnosi clinica di bruxismo del sonno viene effettuata sulla base di un’indagine anamnestica e sulla raccolta di segni (in primis la perdita di sostanza dentale) e sintomi con una conferma da parte dei familiari. E’ bene sottolineare che anche in questo caso la diagnosi presenta un certo margine di errore (“possible” o “probabile bruxismo”, a seconda che sia basata sulla sola anamnesi o su una sua integrazione con l’esame clinico). La conferma di terzi del bruxismo del sonno è essenziale, in quanto l’auto osservazione si è dimostrata non attendibile e quindi insufficiente dal punto di vista diagnostico se unico parametro presente.

Il bruxismo notturno può essere considerato come una parafunzione di origine centrale e ad eziologia multifattoriale. Il ruolo svolto dalle caratteristiche anatomiche occlusali e dal distretto cranio-facciale sembra attualmente avere una scarsa correlazione con il bruxismo, al contrario, esistono sempre maggiori conferme che il bruxismo faccia parte di una risposta neurologica, espressione di disturbi nel sistema centrale dopaminergico. Altri fattori come ansia e stress, alcol, malattie sistemiche e farmaci, possono favorire l’insorgere di questo disagio. Complessivamente, è possibile considerare il bruxismo come un disturbo del sonno legato allo stato emotivo del soggetto spesso associato a diverse patologie, caratterizzato da un disturbo del movimento della mandibola tale da non compromettere il sonno stesso.

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la diagnosi di bruxismo oggi è vincolata al riconoscimento di una catena di eventi del sistema nervoso centrale che porta al movimento ritmico della mandibola.

La raccolta di segni e sintomi del bruxismo e la conferma da parte dei familiari è la prima base per arrivare ad una diagnosi che tuttavia può essere certa esclusivamente con analisi notturna multiparametrica del sonno (polisonnografia), con registrazione elettromiografica dell’attività motoria della mandibola.

Ai fini terapeutici, risulta essenziale diagnosticare le forme essenziali, più diffuse, da quelle secondarie. Compito dell’odontoiatra è quello di prevenire il danno dentale e ridurre il disagio per i familiari conviventi con placche occlusali. In merito alla forma e disegno di una placca non esistono indicazioni di sorta circa la superiorità dell’una o dell’altra, anche se è più opportuno ricorrere a quelle personalizzate sui modelli del singolo paziente e dotate di un’adeguata robustezza.

Tuttavia deve essere spiegato che l’utilizzo di placche occlusali non elimina il bruxismo e che in caso di concomitante sindrome da apnea ostruttiva durante il sonno (OSA), deve essere posta particolare cautela nell’utilizzo di placche occlusali dando precedenza al disturbo respiratorio.

Misurazioni delle concentrazioni di catecolamine (epinefrina e dopamina) dimostrano che un elevato livello di stress, ansia, ostilità ed iperattività, può generare fenomeni di bruxismo ma sorprendentemente anche che la produzione di cortisolo endogeno (ormone naturale prodotto sotto stress) diminuisce dopo gli episodi di bruxismo. In effetti come altre parafunzioni il bruxismo può essere considerato come una vera e propria valvola di sfogo correlata allo stress, espressione di un fenomeno fisiologico di compenso con inevitabili affezioni sull’apparato masticatorio. Quindi il bruxismo può rappresentare un modo per ridurre lo stress, tanto è vero che nei periodi di maggiore serenità, questo fenomeno tende a diminuire spontaneamente.

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