Gnatologia NeuroMuscolare

FRATTURE CONDILARI

 

La frattura mandibolare più comune è quella della testa del condilo mandibolare all’altezza del collo con dislocazione anteromediale del frammento operato dalla tensione del muscolo pterigoideo esterno che mantiene la sua trazione. In caso di mancato intervento chirurgico la persistenza del frammento dislocato genera un recupero adattativo della motilità mandibolare con inevitabili limitazioni nei movimenti di lateralità.

Le fratture dei processi condilari rappresentano il 26-40% circa di tutte le fratture mandibolari. La maggior incidenza della frattura condilare nei bambini rispetto agli adulti può essere spiegata dalla maggior presenza di osso midollare con solo un sottile anello di osso corticale. La frequenza è sottostimata, perché la sintomatologia è spesso lieve. Il segno più frequente sono le lesioni dei tessuti molli (abrasioni, lacerazioni del mento) (lesione in sede diversa dalla zona contusa – lesione traumatica indiretta). Inoltre asimmetria facciale con deviazione del mento, gonfiore e dolore nella zona dell’ATM colpita, malocclusione post-traumatica con deviazione della linea mediana inferiore dal lato affetto nei casi di fratture monolaterali, open bite latero-posteriore controlaterale o anteriore nei casi di fratture bilaterali, splinting muscolare dovuto al dolore e limitazione in apertura, impossibilità a palpare movimento mandibolare. L’esito più grave di una frattura non evidenziata o mal trattata è l’evoluzione in anchilosi ossea e/o fibrosa, con compromissione della funzionalità e della crescita e insorgenza di forme più o meno gravi di malformazioni dento-scheletriche.

Compito dell’odontoiatra è quello di diagnosticare tale possibile evoluzione negativa ed inviare il paziente al chirurgo per il trattamento specifico. Altri esiti, meno drammatici, possono essere: asimmetrie del volto con deviazione della mandibola verso il lato affetto nei casi monolaterali o open bite anteriore con microgenia per quelli bilaterali, progressiva diminuzione di ampiezza di tutti i movimenti, asimmetria dei movimenti mandibolari centrici ed eccentrici, perdita della dimensione verticale, inclinazione del piano occlusale, riduzione della massa muscolare di tutti i muscoli omolaterali alla frattura, degenerazione artrosica. I bambini tra gli 8 e i 12 anni possono avere un adattamento progressivo del condilo o compenso entro 2-3 anni dal trauma.Obiettivi del trattamento, che si effettua con uno o più clicli di applicazione di dispositivi funzionali mobili ortodontico-gnatologico-ortopedici associati ad esercizi di movimento mandibolare, sono: restaurare le funzione normale, ripristinare una occlusione armonica e stabile, controllare la simmetria di crescita delle basi scheletriche. La scelta del mezzo terapeutico è strettamente legata alle rilevazioni cliniche effettuate sul paziente ed è condizionata dalla tipologia scheletrica del paziente. Entro il primo anno di terapia si devono ottenere la completa remissione di tutti i sintomi per promuovere il proseguimento di una fisiologica crescita ossea esente da anomalie e dimorfismi facciali. Talora le terapie di riabilitazione sopra indicate possono essere riattivate per brevi periodi per accompagnare il piccolo paziente verso un euritmico sviluppo stomatognatico. Rare sono le indicazioni chirurgiche nei bambini di età inferiore a 8 anni

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