Gnatologia NeuroMuscolare


La cefalea tensiva è un disturbo molto frequente che interessa il 50-80% degli uomini ed il 70-90% delle donne. La cefalea di tipo tensivo è il tipo di cefalea più comune che quasi tutti ogni tanto sperimentano. Sebbene mai grave, può comunque rendere difficile condurre una vita completamente normale. In alcuni soggetti, diventa problematica al punto da richiedere un intervento medico, solitamente a causa di un aumento della frequenza degli attacchi che possono essere anche quotidiani.

La diagnosi differenziale tra varie forme di cefalea tensiva diviene sempre più un elemento essenziale nella clinica delle cefalee e sono determinanti per la diagnosi la durata, l’andamento, la frequenza, la sede, la permanenza e l’irradiazione del dolore. Altrettanto importanti sono la qualità e l’intensità del dolore. Altri elementi discriminanti sono la cronicità ed il momento di insorgenza e da non trascurare i fenomeni associativi.  La diagnosi differenziale tra le diverse forme di cefalea può essere raggiunta oltre che con l’analisi clinica con la stimolazione Trigeminale TENScapace di attivare il sistema antidolorifico endogeno del sistema nervoso centrale e una regione cerebrale sopramidollare che regola la circolazione sanguigna cerebrale, probabilmente parte in causa nell’origine di alcune forme di emicrania vasomotoria. Tipicamente le persone emicraniche non tollerano la stimolazione che pur massaggiando i muscoli aumenta la circolazione cerebrale scatenando l’emicrania, mentre le forme di cefalea tensiva risentono positivamente del massaggio trigeminale sulla muscolatura.

La più aggiornata ed accreditata classificazione delle cefalee rimane quella dell’International Headache Society (IHS) del 1988 che identifica i criteri diagnostici in cui sono raggruppate le cefalee ed i dolori orofacciali associati con disordini del cranio, collo, occhi, naso, orecchie, seni, denti, della bocca e/o di altre strutture cranio-facciali. 

 La cefalea tensiva associata ai DCCM è una cefalea muscolo tensiva legata a malocclusione dentale e accompagnata da un senso di compressione del capo e tensione dei muscoli del collo, del volto e ipersensibilità del cuoio capelluto. La presenza di tensione muscolare è rilevabile mediante palpazione muscolare del territorio della testa e del collo alla ricerca dei punti trigger responsabili del dolore tipici della sindrome miofascialeI punti trigger si classificano in Attivi o Latenti. Solo quelli attivi evocano il mal di testa tensivo al paziente. Un punto trigger latente è clinicamente silente dal punto di vista del dolore, ma può causare limitazione del movimento e debolezza del muscolo colpito. Può restare silente sempre o attivarsi con qualsiasi causa facilitante: stiramenti, fatica, freddo. I Trigger Point satelliti si sviluppano in facilitazione del TP primario su muscoli sinergici. La cefalea può persistere per anni dopo un’apparente guarigione e predisporre ad attacchi acuti di mal di testa successivamente. Uso eccessivo e raffreddamento del muscolo possono essere altri fattori di attivazione.


Il mal di testa proiettato dai punti trigger miofasciali è solitamente sordo, e crea molta sofferenza; è spesso profondo con intensità variabile, da un disturbo di bassa intensità ad un dolore torturante, grave e invalidante. La cefalea tensiva può manifestarsi a riposo o solo durante il movimento. Il mal di testa proiettato può solitamente essere evidenziato, o aumentato di intensità, premendo con un dito sui Punti Trigger. Più è ipersensibile il Trigger, più intenso e costante sarà la sua distribuzione topografica.

L’allungamento passivo o attivo del muscolo causa dolore mentre si apprezza che la possibilità di allungamento del muscolo è limitata. La massima forza contrattile è diminuita. La pressione digitale provoca il “segno del salto”, la palpazione a scatto del TP evoca una rapida contrazione locale. Dolenzia profonda e proiezione del dolore sono evocabili alla palpazione. Disturbi funzionali non sensitivi (pallore e iperemia di ritorno, sudore, pelle d’oca..) e il fenomeno della dermografia, ossia la formazione di arrossamento cutaneo nell’area di palpazione permangono per alcuni minuti.


Sono inoltre noti altri fattori scatenanti e perpetuanti la cefalea tensiva quali abitudini di vita, consumo di bevande alcooliche e stress e, nelle donne, alterazioni ormonali che giustificano la maggiore frequenza durante le fasi ovulatorie e premestruali. Sono inoltre possibili associazioni con forme di cefalea non muscolo tensivo le cui caratteristiche cliniche differenti rendono generalmente chi ne soffre capace di distinguere la natura degli episodi.

La cefalea tensiva deve essere ben distinta dalle comuni forme di emicrania che tipicamente colpisce solo una metà della testa e si presenta con attacchi intensi alternati a periodi senza dolore. L’emicrania è un disturbo legato a fattori vascolari ed è costituito da due fasi: una vasocostrizione dei vasi meningei, caratterizzata da sintomi premonitori (la cosiddetta aura) come senso di pressione alla testa, ronzii e vertigini, visione di puntini scintillanti, ipersensibilità e intolleranza ai suoni (iperacusia), cui segue la vasodilatazione, rappresentata dalla vera e propria crisi dolorosa.

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