
La concezione del bruxismo ha subito un’importante evoluzione in ambito medico e odontoiatrico. Storicamente considerato una mera parafunzione o un disturbo occlusale, oggi il bruxismo è definito dalla comunità scientifica internazionale come un comportamento motorio muscolare, regolato principalmente dal sistema nervoso centrale e influenzato da fattori biologici, psicologici e stili di vita.
Il bruxismo è un’attività muscolare mascellare ripetitiva caratterizzata da contrazione o digrignando i denti e / o forzando o spingendo la mandibola anche senza contatto dentale. Il bruxismo ha due distinte manifestazioni circadiane: può verificarsi durante il sonno, indicato come bruxismo del sonno, o durante la veglia, indicato come bruxismo sveglio. Le nuove definizioni sono le seguenti. Il bruxismo del sonno è un’attività muscolare durante il sonno che può essere ritmica (fasica) o non ritmica (tonico) e non è associato a un disturbo del movimento o un disturbo del sonno, dunque avviene in individui altrimenti sani.
| Bruxismo del Sonno (Sleep Bruxism) | Bruxismo della Veglia (Awake Bruxism) |
| Un’attività dei muscoli masticatori durante il sonno, caratterizzata da pattern ritmici (fasici) o non ritmici (tonici). Non è considerato una patologia in sé in soggetti sani, ma un comportamento motorio o un fattore di rischio/protezione per altre condizioni cliniche. | Un’attività dei muscoli masticatori durante la veglia, caratterizzata da contatto dentale ripetuto o continuo e/o da mantenimento della posizione fissa o di spinta della mandibola (mandibular bracing o thrusting), spesso senza contatto tra le arcate dentarie |
Il bruxismo sveglio è un’attività muscolare durante la veglia che è caratterizzata da ripetitivo o prolungato contatto dei denti e/o spinta o forza sulla mandibola in individui altrimenti sani.
Classificazione Funzionale e Manifestazione Clinica.
In base alle modalità di contrazione muscolare e alla manifestazione clinica, il bruxismo si suddivide in due forme principali: Serramento (Clenching): Contrazione isometrica e prolungata dei muscoli elevatori della mandibola (massetori e temporali) senza movimento articolare. Provoca forti carichi statici sui denti, sull’parodonto e sull’articolazione temporo-mandibolare (ATM). Digrignamento (Grinding): Contrazione dinamica (fasica) accompagnata dallo strofinamento e dallo scivolamento delle superfici dentali superiori e inferiori. È la forma tipicamente responsabile del rumore stridente durante il sonno e dell’usura meccanica delle superfici occlusali.
Classificazione Diagnostica (Livelli di Certezza)
Per standardizzare la diagnosi sia in ambito clinico sia nella ricerca, il bruxismo viene classificato in tre livelli di certezza diagnostica:
Bruxismo Possibile: basato unicamente sull’auto-segnalazione del paziente, sul racconto del partner di letto (per i rumori notturni) o su questionari anamnestici.
Bruxismo Probabile: basato sull’anamnesi associata all’ispezione clinica da parte dell’odontoiatra, che riscontra segni caratteristici quali usura dentale (faccette d’usura), ipertrofia dei muscoli massetori, impressioni della lingua o della mucosa buccale, e affaticamento muscolare al risveglio.
Bruxismo Certo (Definitivo): confermato da valutazioni strumentali oggettive: per il Bruxismo del Sonno: Polisonnografia (PSG) o elettromiografia (EMG) integrata con registrazione audio/video notturna. Per il Bruxismo della Veglia: Elettromiografia di superficie durante il giorno o monitoraggio comportamentale in tempo reale (ecologia della vita quotidiana / app di biofeedback).
Inquadramento Clinico: Fattore di Rischio o Meccanismo di Difesa?
Un aspetto fondamentale della classificazione moderna è il superamento del concetto di “patologia assoluta”. Il bruxismo viene oggi inquadrato come: Innocuo o Fisiologico: Nella maggior parte degli individui non causa danni e non richiede trattamento.
Fattore di Rischio: Quando l’intensità o la frequenza superano la capacità di adattamento dei tessuti, provocando dolore miofasciale, lesioni dentali, fratture di restauri o quadri di disfunzione temporo-mandibolare (TMD).
Fattore Protettivo / Compensatorio: Quando si attiva in risposta a eventi come le apnee ostruttive del sonno (OSAS) per riaprire le vie aeree o per stimolare la salivazione in presenza di reflusso gastroesofageo.
Eziologicamente, l’evidenza scientifica suggerisce che fattori di rischio biologici e psicologici hanno un coinvolgimento maggiore rispetto ai fattori morfologici. Sono presenti in circa il 20% della popolazione, con maggior prevalenza delle parafunzioni durante la veglia rispetto a quelle del sonno. Le parafunzioni di bruxismo e serramento dei denti sono disturbi di larga prevalenza nella popolazione generale.

Diagnosi clinica Bruxismo dinamico
La prima fase di diagnosi è certamente clinica dalla sola ispezione delle superfici dentali che nelle forme più tipiche interessano tutte le superfici di tutti i denti per effetto dello sfregamento involontario ma continuo. Tuttavia la presenza di questo segno clinico indiscutibile non dice se il fenomeno sia in atto o solo pregresso richiedendo pertanto indagini aggiuntive.

Bruxismo statico o serramento dentale
Una forma particolarmente frequente e anche maldiagnosticata è quella del bruxismo per solo serramento dei denti che non consuma le superfici ed è più difficile da diagnosticare. I soli segni clinici
Bruxismo primario e Secondario
Essenziale è diagnosticare le forme primarie di bruxismo , più diffuse, da quelle secondarie. Queste ultime sono principalmente connesse all’uso di farmaci e di sostanze stimolanti (cocaina, anfetamine, ecstasy), nonchè dalla presenza di malattie neurologiche o psichiatriche. La gestione dei casi di bruxismo secondario prevede una collaborazione con il medico curante. La diagnosi del bruxismo è importante anche ai fini della gestione dei disordini temporomandibolari e per evitare complicazioni in caso di terapie protesiche (soprattutto in presenza di impianti o in pazienti con supporto parodontale ridotto) o ortodontiche. La relazione delle parafunzioni con i TMD è ancora oggi oggetto di discussione nei suoi aspetti eziologici. Appare comunque logico che il controllo delle stesse, quando siano presenti in un paziente affetto da TMD, abbia un ruolo nel ridurre il carico a livello delle strutture muscolo-scheletriche temporo mandibolari. Le parafunzioni della veglia più comuni sono il serramento e il digrignamento dei denti. Tra i movimenti di interesse odontoiatrico rientrano molte altre abitudini viziate, che sono anch’esse movimenti eseguiti senza alcuna utilità funzionale. Esempi classici sono il morsicarsi le labbra, tenere in bocca oggetti, stare appoggiati sul mento, mangiarsi le unghie, succhiarsi il dito, muovere le guance e le labbra, effettuare movimenti ritmici con la mandibola. In odontoiatria, particolare importanza riveste il bruxismo per le conseguenze che può presentare a livello di denti, parodonto e del cavo orale in genere. Il serramento e il digrignamento dei denti durante la veglia nominati precedentemente sono forme di bruxismo. La diagnosi di bruxismo della veglia è da ritenersi basata sull’anamnesi e la osservazione clinica. Questo presenta un notevole margine di errore, ma ad oggi non esistono ancora strumentazioni efficaci per il monitoraggio dell’attività dei muscoli masticatori durante la veglia. Parafunzioni e bruxismo della veglia possono, se pur non frequentemente, essere confusi con disordini del movimento più propriamente neurologici: distonie, discinesie, etc. Un criterio diagnostico fondamentale è la controllabilità volontaria del movimento da parte del paziente. Il bruxismo e le altre forme di parafunzioni durante la veglia vengono gestite con interventi di tipo comportamentale: educazione del paziente e razionale della terapia comportamentale, introduzione al ruolo dello stress e degli stati psicologici negativi come potenziali fattori nell’esacerbazione e nel mantenimento, monitoraggio da parte del paziente dei comportamenti parafunzionali, sviluppo di un piano personale di gestione. La terapia si basa su una gestione conservativa che comprenda l’utilizzo di placche occlusali, un approccio comportamentale, e l’eventuale somministrazione di farmaci per brevi periodi. L’obiettivo terapeutico dell’odontoiatra, nei casi senza comorbidità con TMD o altre patologie, è quello di prevenire il danno dentale e ridurre il disagio per i familiari conviventi (rumore). In merito alla forma e disegno non esistono indicazioni circa l’uso di una placca particolare, anche se è indicato ricorrere a quelle manufatte e costruite individualmente per ogni singolo paziente e che siano dotate di un’adeguata robustezza.ll bruxismo dentale può essere classificato anche in base al tipo di movimento (serramento o digrignamento) e al periodo della giornata in cui si manifesta. Se il paziente ha l’abitudine di serrare i denti si parla di bruxismo statico (serramento dei denti): è una parafunzione con contrazione statica della muscolatura masticatoria che si verifica più frequentemente di giorno (ed in tal caso si parla anche di bruxismo diurno, con il paziente spesso consapevole di serrare i denti). Se il paziente digrigna i denti si parla di bruxismo dinamico (digrignamento dei denti): è una parafunzione con contrazione isotonica della muscolatura masticatoria, che si verifica più frequentemente di notte quando il paziente è inconsapevole di digrignare i denti. In quest’ultimo caso, la patologia è classificata tra le parasonnie e viene riconosciuta come una malattia del sonno. Sebbene circa il 60% della popolazione presenti un’attività dei muscoli masticatori durante il sonno, soltanto una minoranza può essere considerata realmente affetta da bruxismo. La prevalenza del bruxismo nella popolazione presenta valori molto variabili e sembra essere correlata all’età: compare nell’infanzia dopo l’eruzione dei denti decidui o all’inizio dell’adolescenza (età < 11 anni) con una percentuale variabile dal 14 al 20%; scende al 13% in soggetti di età compresa trai 18 e i 29 anni; si riduce ulteriormente al 3% nei soggetti con più di 60 anni. Nei bambini, specialmente nel periodo della dentizione mista ed entro certi limiti, può considerarsi fisiologico. I motivi di tale bruxismo sono da ricercare nella precarietà dei contatti occlusali durante la dentizione decidua, nell’irritabilità neuromuscolare legata all’eruzione dei denti permanenti, nella grande emotività di certe fasi della vita infantile. Il bruxismo dei bambini in genere termina alla perdita di tutti i denti da latte e non va trattato.
CLASSIFICAZIONE DEL BRUXISMO
- Primario o idiopatico
- Associato a problemi di malocclusione
- Associato a farmaci o altre sostanze
- Antidepressivi,
- Farmaci antipsicotici,
- Anfetamine e Sostanze anfetamino-simili (ectasy),
- Alcol
- Associato a disturbi del sonno (OSA)
- Associato a disturbi neurologici Morbo di Parkinson, Demenze
- Associato a disturbi psichiatrici
- Associato ad altre patologie Carenze nutrizionali, Parassiti intestinali
Bruxismo dentale notturno e Usura Dentale

Il bruxismo del sonno è da considersi una entità nosografica indipendente dal bruxismo della veglia. Ha una prevalenza di circa l’8% nella popolazione adulta. La diagnosi clinica di bruxismo del sonno viene effettuata sulla base di un’indagine anamnestica e sulla raccolta di segni (in primis la perdita di sostanza dentale) e sintomi con una conferma da parte dei familiari. E’ bene sottolineare che anche in questo caso la diagnosi presenta un certo margine di errore (“possible” o “probabile bruxismo”, a seconda che sia basata sulla sola anamnesi o su una sua integrazione con l’esame clinico). La conferma di terzi del bruxismo del sonno è essenziale, in quanto l’auto osservazione si è dimostrata non attendibile e quindi insufficiente dal punto di vista diagnostico se unico parametro presente. Il bruxismo notturno può essere considerato come una parafunzione di origine centrale e ad eziologia multifattoriale. Il ruolo svolto dalle caratteristiche anatomiche occlusali e dal distretto cranio-facciale sembra attualmente avere una scarsa correlazione con il bruxismo, al contrario, esistono sempre maggiori conferme che il bruxismo faccia parte di una risposta neurologica, espressione di disturbi nel sistema centrale dopaminergico. Altri fattori come ansia e stress, alcol, malattie sistemiche e farmaci, possono favorire l’insorgere di questo disagio. Complessivamente, è possibile considerare il bruxismo come un disturbo del sonno legato allo stato emotivo del soggetto spesso associato a diverse patologie, caratterizzato da un disturbo del movimento della mandibola tale da non compromettere il sonno stesso.
Polisonnografia e diagnosi EMG del sonno

la diagnosi di bruxismo oggi è vincolata al riconoscimento di una catena di eventi del sistema nervoso centrale che porta al movimento ritmico della mandibola. La raccolta di segni e sintomi del bruxismo e la conferma da parte dei familiari è la prima base per arrivare ad una diagnosi che tuttavia può essere certa esclusivamente con analisi notturna multi parametrica del sonno (polisonnografia), con registrazione elettromiografica dell’attività motoria della mandibola. Ai fini terapeutici, risulta essenziale diagnosticare le forme essenziali, più diffuse, da quelle secondarie. Compito dell’odontoiatra è quello di prevenire il danno dentale e ridurre il disagio per i familiari conviventi con placche occlusali. In merito alla forma e disegno di una placca non esistono indicazioni di sorta circa la superiorità dell’una o dell’altra, anche se è più opportuno ricorrere a quelle personalizzate sui modelli del singolo paziente e dotate di un’adeguata robustezza. Tuttavia deve essere spiegato che l’utilizzo di placche occlusali non elimina il bruxismo e che in caso di concomitante sindrome da apnea ostruttiva durante il sonno (OSA), deve essere posta particolare cautela nell’utilizzo di placche occlusali dando precedenza al disturbo respiratorio. Misurazioni delle concentrazioni di catecolamine (epinefrina e dopamina) dimostrano che un elevato livello di stress, ansia, ostilità ed iperattività, può generare fenomeni di bruxismo ma sorprendentemente anche che la produzione di cortisolo endogeno (ormone naturale prodotto sotto stress) diminuisce dopo gli episodi di bruxismo. In effetti come altre parafunzioni il bruxismo può essere considerato come una vera e propria valvola di sfogo correlata allo stress, espressione di un fenomeno fisiologico di compenso con inevitabili affezioni sull’apparato masticatorio. Quindi il bruxismo può rappresentare un modo per ridurre lo stress, tanto è vero che nei periodi di maggiore serenità, questo fenomeno tende a diminuire spontaneamente.
Bruxismo e Apnea Notturna (OSAS): Un Meccanismo di Comorbilità e Difesa
Per molti anni, il bruxismo notturno (Sleep Bruxism) e le apnee ostruttive del sonno (Obstructive Sleep Apnea – OSAS) sono stati trattati come disturbi completamente distinti: il primo di pertinenza prevalentemente gnatologica, la seconda di ambito pneumologico o di medicina del sonno.
La ricerca scientifica più recente e i criteri diagnostici internazionali hanno chiarito l’esistenza di una stretta e complessa correlazione fisiopatologica tra le due condizioni. Oggi il bruxismo notturno è ampiamente riconosciuto come un potenziale meccanismo compensatorio e di protezione messo in atto dall’organismo per ripristinare la pervietà delle vie aeree superiori durante un episodio apnoico.
La Dinamica Fisiopatologica: Perché l’Apnea Innesca il Bruxismo?
Durante il sonno, nei pazienti affetti da OSAS, il rilassamento dei muscoli della gola e della lingua provoca il collasso o il restringimento delle vie aeree superiori, determinando una riduzione (ipopnea) o un’interruzione totale (apnea) del flusso d’aria.
Questo evento genera due conseguenze immediate:
Ipossia e Ipercapnia: Calo dei livelli di ossigeno nel sangue e aumento dell’anidride carbonica.
Micro-risveglio (Arousal): Il cervello rileva il soffocamento imminente e attiva un repentino alleggerimento del sonno e una scarica del sistema nervoso simpatico per “risvegliare” il tono muscolare.
È proprio in questa fase di micro-risveglio che si innesca la contrazione ritmica dei muscoli masticatori (massetere e temporale), dando luogo all’episodio di bruxismo.
Il Bruxismo come Meccanismo di Difesa Respiratoria
La contrazione muscolare legata al bruxismo svolge una funzione meccanica fondamentale per la riapertura delle vie aeree:
Avanzamento della Mandibola: Il serramento e l’attivazione dei muscoli masticatori e pterigoidei proiettano la mandibola in avanti.
Trazione della Lingua: Poiché la lingua è ancorata alla struttura ossea mandibolare, l’avanzamento della mandibola trascina in avanti anche la base della lingua, liberando lo spazio orofaringeo ostruito.
Aumento della Salivazione e Lubrificazione: La contrazione stimola le ghiandole salivari, facilitando la deglutizione e lubrificando i tessuti della gola disidratati dal flusso d’aria turbolento o dalla respirazione orale.
Il bruxismo notturno, in questo contesto, non è la patologia primaria, ma la risposta motoria dell’organismo per evitare il soffocamento.
Trattare un paziente che presenta bruxismo e apnea notturna richiede particolare attenzione, poiché una diagnosi errata o incompleta può comportare rischi terapeutici:
1. Il Rischio dei Bite Tradizionali Senza Diagnosi Integrata
Se un paziente bruxista soffre di apnee notturne non diagnosticate e gli viene applicato un classico bite occlusal di protezione riposizionante in modo errato (o che riduce lo spazio per la lingua), si rischia di peggiorare le apnee notturne, ostacolando ulteriormente il passaggio dell’aria durante il sonno.
2. Sintomi e Segnali di Allarme Sovrapposti. I pazienti che presentano entrambe le condizioni riferiscono spesso:
Secchezza delle fauci e gola infiammata al risveglio.
Cefalea mattutina nella regione temporale o nucale.
Stanchezza cronica, sonnolenza diurna e sonno non ristoratore.
Forte usura dentale associata a ronzii o frammentazione del sonno riferita dal partner.
La gestione ideale del paziente con sospetta correlazione tra bruxismo e OSAS si basa sulla cooperazione multidisciplinare tra gnatologo, odontoiatra esperto in medicina del sonno e pneumologo/orl:
Screening e Questionari: Utilizzo di test validati (es. STOP-Bang o Epworth Sleepiness Scale) per intercettare i pazienti a rischio di apnee.
Polisonnografia Domiciliare / Monitoraggio del Sonno: L’unico esame in grado di confermare la presenza e la gravità dell’OSAS e di correlare nel tempo gli eventi respiratori (apnee/ipopnee) con gli episodi di bruxismo muscolare (EMG).
Dispositivi di Avanzamento Mandibolare (MAD): Quando l’apnea è di grado lieve o moderato, l’utilizzo di un dispositivo MAD (un bite doppio articolato che mantiene la mandibola avanzata durante la notte) permette di risolvere sia l’ostruzione respiratoria sia di proteggere i denti dal bruxismo.
CPAP o Terapia Combinata: Nei casi di OSAS grave, la ventilazione meccanica a pressione positiva (CPAP) risolve le apnee eliminate alla radice, portando spesso a una drastica e spontanea scomparsa degli episodi di bruxismo notturno.
