NEVRALGIE FACCIALI ATIPICHE – DOLORE ORO FACCIALE

Le nevralgie facciali atipiche — oggi classificate prevalente all’interno del quadro del dolore facciale idiopatico persistente (PIFP – Persistent Idiopathic Facial Pain) — rappresentano una categoria di condizioni dolorose orofacciali complesse che non rientrano nei criteri diagnostici delle nevralgie craniche tipiche (come la nevralgia trigeminale classica). Si tratta di quadri dolorosi cronici, spesso sfuggenti alla diagnostica strumentale convenzionale, che pongono sfide significative sia sul piano diagnostico sia su quello terapeutico.

Meccanismo di Origine (Eziopatogenesi)

A differenza delle nevralgie tipiche, dove è spesso riscontrabile un conflitto neurovascolare o una lesione strutturale evidente, la patogenesi della nevralgia atipica è prevalentemente legata a fenomeni di sensibilizzazione centrale e disfunzione della modulazione del dolore:

1. Neuropatia Periferica Subclinica e Sensibilizzazione Centrale

  • Spesso il quadro insorge a seguito di traumi minori, interventi odontoiatrici (estrazioni, trattamenti endodontici, chirurgia implantare) o infezioni locali.
  • In individui predisposti, la lesione delle piccole fibre nervose periferiche genera un input nociceettivo persistente che altera i meccanismi di elaborazione centrale presso il nucleo caudale del trigemino.
  • Si innesca così un fenomeno di wind-up (ipereccitabilità dei neuroni di secondo ordine), dove il cervello continua a percepire dolore intenso anche in assenza di uno stimolo periferico attivo o dopo la completa guarigione dei tessuti.

2. Disfunzione dei Sistemi Inibitori Discendenti

  • Si riscontra una compromissione dei sistemi endogeni di controllo del dolore (vie serotoninergiche e noradrenergiche). La perdita di questo “filtro” naturale fa sì che stimoli innocui vengano percepiti come dolorosi (allodinia) o che dolori lievi vengano amplificati (iperalgesia).

3. Interazione con il Sistema Neuromuscolare e Masticatorio

  • L’ipertono dei muscoli masticatori, la presenza di trigger point miofasciali o i disturbi temporomandibolari (TMD) possono sovrapporsi alla nevralgia atipica, creando un circolo vizioso di sovraccarico nociceettivo nel distretto trigeminale.

Diagnosi Differenziale: Nevralgia Atipica (PIFP) vs Nevralgia Trigeminale Classica

CaratteristicaNevralgia Facciale Atipica (PIFP)Nevralgia Trigeminale Classica
Tipologia del doloreSordo, profondo, continuo, bruciante o gravativo.Scossa elettrica, fitta acuta, trafiggente, parossistico.
Durata ed esordioContinuo o presente per la maggior parte della giornata; dura mesi o anni.Attacchi brevi (da pochi secondi a 2 minuti) intervallati da periodi di remissione.
Zone TriggerAssenti. Il dolore non è scatenato da stimoli tattili leggeri su punti specifici.Presenti. Scatenato da sfioramento, masticazione, lavarsi i denti o parlare.
Distribuzione anatomicaSfumata, poco circoscritta; può attraversare la linea mediana o interessare più branche.Strettamente unilaterale e delimitata a una o più branche del trigemino (V1, V2, V3).
Esami strumentaliRisonanza Magnetica e TC del distretto encefalico/maxillo-facciale del tutto negative.Possibile evidenza di conflitto neurovascolare all’emergere del nervo dal tronco.

Manifestazioni Cliniche

  • Localizzazione vaga: Il dolore viene spesso riferito a livello osseo, gengivale o dentale (portando talvolta a trattamenti odontoiatrici incongrui o ripetuti che non risolvono la sintomatologia).
  • Fluttuazione con lo stress: L’intensità tende a peggiorare in condizioni di affaticamento psicofisico o stress emotivo.
  • Assenza di deficit sensitivi obbiettivi: All’esame neurologico non si riscontrano ipoestesie o anestesie demarcate nella zona dolorosa.

Il dolore nella regione orale e facciale ha un impatto molto significativo dal punto di vista biopsicosociale; essa presenta un’incidenza nella popolazione generale tra il 17-26%; il 7-11% della popolazione presenta una sintomatologia dolorosa con andamento cronico. Il dolore orofacciale, oltre che di origine odontogena, può essere causato da varie condizioni che possono riguardare strutture limitrofe o distanti dal cavo orale, di origine muscolo-scheletrica, neurologica e vascolare (Renton 2012). Le zone interessate sono: – apparato muscolo ligamentoso/tessuti molli (dolore all’ATM da varie cause, artromialgia facciale, dolore mio-fasciale, dolore facciale atipico/ dolore orofacciale idiopatico, patologie delle ghiandole salivari, neurite del nervo ottico bruciore della bocca, candidosi, tumori benigni e maligni, patologie dei seni, del nasofaringe, del sistema nervoso centrale, etc)apparato dento-alveolare (patologie della dentina, del parodonto, sinusite mascellare,odontalgia atipica, etc) – apparato neurologico/vascolare (nevralgia trigeminale, nevralgia glossofaringea, cefalea ricorrente, nevralgia post erpetica, arterite craniale, nevralgia pre-trigeminale, cefalea neuralgiforme di breve durata, etc.)


Le zone interessate sono: – apparato muscolo ligamentoso/tessuti molli (dolore all’ATM da varie cause, artromialgia facciale, dolore mio-fasciale, dolore facciale atipico/ dolore orofacciale idiopatico, patologie delle ghiandole salivari, neurite del nervo ottico bruciore della bocca, candidosi, tumori benigni e maligni, patologie dei seni, del nasofaringe, del sistema nervoso centrale, etc) apparato dento-alveolare (patologie della dentina, del parodonto, sinusite mascellare,odontalgia atipica, etc) – apparato neurologico/vascolare (nevralgia trigeminale, nevralgia glossofaringea, cefalea ricorrente, nevralgia post erpetica, arterite craniale, nevralgia pre-trigeminale, cefalea neuralgiforme di breve durata, etc.)

La diagnosi differenziale del dolore oro-facciale richiede conoscenza, esperienza e abilità, soprattutto nel condurre l’indagine anamnestica del paziente.Per la valutazione del dolore sono importanti la cronologia, l’intensità, la localizzazione, la durata, la qualità, la frequenza, i fattori precipitananti e quelli che creano sollievo, nonchè segni e sintomi associati. I fattori di rischio per la cronicizzazione del dolore orofacciale cronico sono: dolore diffuso, sesso femminile, età e fattori psicologici. In particolare tutti gli stati dolorosi, anche se in altri distretti corporei, presentano comorbidità con il dolore orofaciale. Per il dentista generico si pone quindi il problema della diagnosi differenziale. Per tale motivo si suggerisce che, in caso di sospetto clinico di dolore cronico poco riferibile ad un comune disordine temporo-mandibolare, sia opportuno, dopo aver ottenuto il controllo del dolore acuto eventualmente presente, il coinvolgimento di clinici e specialisti che permetta una diagnosi precisa ed un trattamento opportuno.


In fase di diagnosi il dolore orofaciale di pertinenza gnatologica coinvolge molte patologie che necessitano i competenze al di fuori di quelle abituali della odontoiatria di base. Il dentista è quindi spesso chiamato a collaborare con altri specialisti. Ciò è tanto più vero quanto più il dolore è cronicizzato. Obiettivo prioritario deve essere, comunque, il controllo del dolore e limitare il più possibile la insorgenza di dolore cronico. Molto utile fare diagnosi differenziale con dolori mascellari e odontogeni di origine muscolare da punti trigger. La Diagnosi di nevralgia secondaria si esegue con applicazione di TENS trigeminale a bassa frequenza per rilassare la muscolatura masticatoria in modo da poter valutare nell’immediato la capacità di risoluzione del dolore oltre alle manovre cliniche di palpazione dei muscoli satellite.

Il dolore nella regione orale e facciale ha un impatto molto significativo dal punto di vista biopsicosociale; essa presenta un’incidenza nella popolazione generale tra il 17-26%; il 7-11% della popolazione presenta una sintomatologia dolorosa con andamento cronico. Il dolore orofacciale, oltre che di origine odontogena, può essere causato da varie condizioni che possono riguardare strutture limitrofe o distanti dal cavo orale, di origine muscolo-scheletrica, neurologica e vascolare (Renton 2012). Le zone interessate sono: – apparato muscolo ligamentoso/tessuti molli (dolore all’ATM da varie cause, artromialgia facciale, dolore mio-fasciale, dolore facciale atipico/ dolore orofacciale idiopatico, patologie delle ghiandole salivari, neurite del nervo ottico bruciore della bocca, candidosi, tumori benigni e maligni, patologie dei seni, del nasofaringe, del sistema nervoso centrale, etc) apparato dento-alveolare (patologie della dentina, del parodonto, sinusite mascellare,odontalgia atipica, etc) – apparato neurologico/vascolare (nevralgia trigeminale, nevralgia glossofaringea, cefalea ricorrente, nevralgia post erpetica, arterite craniale, nevralgia pre-trigeminale, cefalea neuralgiforme di breve durata, etc.)


La diagnosi differenziale del dolore oro-facciale richiede conoscenza, esperienza e abilità, soprattutto nel condurre l’indagine anamnestica del paziente. Per la valutazione del dolore sono importanti la cronologia, l’intensità, la localizzazione, la durata, la qualità, la frequenza, i fattori precipitananti e quelli che creano sollievo, nonchè segni e sintomi associati. I fattori di rischio per la cronicizzazione del dolore orofacciale cronico sono: dolore diffuso, sesso femminile, età e fattori psicologici. In particolare tutti gli stati dolorosi, anche se in altri distretti corporei, presentano comorbidità con il dolore orofacciale. Per il dentista generico si pone quindi il problema della diagnosi differenziale. Per tale motivo si suggerisce che, in caso di sospetto clinico di dolore cronico poco riferibile ad un comune disordine temporomandibolare, sia opportuno, dopo aver ottenuto il controllo del dolore acuto eventualmente presente, il coinvolgimento di clinici e specialisti che permetta una diagnosi precisa ed un trattamento opportuno. In fase di diagnosi il dolore orofacciale di pertinenza gnatologica coinvolge molte patologie che necessitano di competenze al di fuori di quelle abituali della odontoiatria di base. Il dentista è quindi spesso chiamato a collaborare con altri specialisti. Ciò è tanto più vero quanto più il dolore è cronicizzato. Obiettivo prioritario deve essere, comunque, il controllo del dolore e limitare il più possibile la insorgenza di dolore cronico. Molto utile fare diagnosi differenziale con dolori mascellari e odontogeni di origine muscolare da punti trigger. La Diagnosi di nevralgia secondaria si esegue con applicazione di TENS trigeminale a bassa frequenza per rilassare la muscolatura masticatoria in modo da poter valutare nell’immediato la capacità di risoluzione del dolore oltre alle manovre cliniche di palpazione dei muscoli satellite.


Nevralgia del trigemino

La nevralgia del trigemino è un dolore straziante al viso che tende a iniziare e terminare rapidamente, con attacchi simili a scosse elettriche, spesso scatenato ogni volta che si muove o si stimola la parte interessata (es. parlare, masticare, lavarsi il volto). Si stima che ne soffra circa una persona ogni 10.000, anche se i numeri veri potrebbero essere significativamente maggiori per via delle diagnosi frequentemente errate. Abitualmente si sviluppa dopo i 50 anni. Come si può desumere dal nome, il disturbo interessa il nervo trigemino (quinto nervo cranico), composto di tre branche (“tri-gemino”) che portano al cervello la sensibilità della parte superiore, media e inferiore del volto e della cavità orale. Gli attacchi dolorosi possono coinvolgere una o più branche. Più frequente è il coinvolgimento della branca media e inferiore, per cui alcuni dei sintomi iniziali sono avvertiti ai denti e alle gengive. Molti Pazienti soffrono di un dolore sordo e continuo con ipersensibilità al caldo e al freddo prima dell’inizio dei sintomi più classici della nevralgia del trigemino. 

Il dolore da nevralgia del trigemino non è provocato da problemi dentali; quello che può sembrare un mal di denti può essere un sintomo precoce di nevralgia trigeminale. Non è raro che un Paziente con nevralgia del trigemino si sottoponga a valutazione da parte di una gran quantità di dentisti ed alcuni trattamenti (cure canalari, estrazioni, etc.) sono praticati senza risultato, finché il dolore peggiora regolarmente e appaiono i più classici sintomi di nevralgia del trigemino.
La nevralgia del nervo Trigemino tipicamente interessa la seconda e terza branca che causano dolori mascellari e mandibolari di tipo violento ma di brevissima durata. Generalmente il dolore trigeminale è scatenato da uno stimolo sensitivo tattile cutaneo o labiale. 

Nevralgia del trigemino Il trattamento medico consiste nell’assunzione di farmaci. Il più usato è la carbamazepina. Il Paziente deve sapere che è necessario mantenere un livello adeguato del farmaco nel sangue per un buon sollievo dal dolore: prendere il farmaco in modo irregolare è sbagliato. Dopo che il Paziente è senza dolore per 4-6 settimane, il farmaco viene gradualmente ridotto. Gli analgesici, per esempio l’aspirina e i narcotici, non sono efficaci per controllare il dolore da nevralgia del trigemino, poiché i dolori sono dell’intensità di una scossa elettrica e gli attacchi di breve durata. Le procedure chirurgiche sono riservate ai Pazienti che non tollerano la terapia con i farmaci e presentano severi effetti collaterali da questa terapia. Inoltre la terapia microchirurgica è indicata in tutti i Pazienti giovani e per coloro che non vogliono prendere farmaci per tutta la vita. Spesso, all’inizio, i farmaci hanno un buon effetto ma, dopo un po’ di tempo (assuefazione), può rendersi necessario il loro aumento con conseguente comparsa di importanti effetti collaterali. In questi casi è possibile eseguire l’intervento chirurgico di decompressione del nervo trigemino da parte dei vasi sanguigni. 


La nevralgia del trigemino da intrappolamento (o neuropatia compressiva/entrapment) è una forma di dolore facciale scatenata dalla compressione meccanica cronica del V paio di nervi cranici lungo il suo decorso anatomico. A differenza della forma classica da conflitto neurovascolare nel cavo di Meckel o all’emergere dal tronco encefalico, la sindrome da intrappolamento si verifica prevalentemente nei canali ossei, forami o passaggi fasciali/muscolari attraversati dalle branche periferiche del nervo trigemino.

Meccanismo Patogenetico e Fisiopatologia

La patogenesi della neuropatia da intrappolamento segue un processo sequenziale che trasforma uno stimolo meccanico locale in una scarica dolorosa parossistica:

1. Microtrauma Meccanico e Ischemia Focale

  • Il nervo, costretto all’interno di forami rigidi (es. forame infraorbitario, forame mentale, incisura sovraorbitaria) o compresso da muscoli ipertonici (es. muscolo pterigoideo laterale per il nervo buccale o linguale), subisce una pressione continua.
  • La compressione ostacola il flusso ematico dei vasa nervorum, innescando un’ischemia focale del tronco nervoso con conseguente edema e sofferenza metabolica degli assoni.

2. Demielinizzazione Focale e Conduzione Efattica

  • L’ischemia cronica e la micro-frizione danneggiano la guaina mielinica delle fibre A-\beta (fibre tattili a conduzione rapida).
  • La perdita della guaina isolante crea un contatto elettrico diretto tra assoni adiacenti privi di mielina (trasmissione efattica o cross-talk).
  • In questa condizione, un semplice stimolo tattile o meccanico innocuo (allodinia) veicolato dalle fibre A-\beta passa direttamente alle vicine fibre C e A-\delta (nociceptive), venendo interpretato dal cervello come una scossa elettrica ad altissima intensità.

3. Sensibilizzazione Periferica e Formazione di Focolai Ectopici

  • Nel punto di intrappolamento si formano accumuli di canali del sodio voltaggio-dipendenti lungo le membrane assonali svelate.
  • Ciò genera focolai di ipereccitabilità ectopica: il nervo inizia a produrre scariche elettriche spontanee e ad alta frequenza senza bisogno di uno stimolo esterno continuo.

Principali Sedi Anatomiche di Intrappolamento

Branca TrigeminaleSede di IntrappolamentoCause e Strutture Coinvolte
Nervo Sovraorbitario / Sovratrocleare Incisura/forame sovraorbitario, muscolo corrugatore del sopracciglio.Ipertono muscolare mimico, esiti traumatici, cicatrici o uso prolungato di caschi/occhiali stretti.
Nervo Infraorbitario Canale e forame infraorbitario (paziente mascellare).Traumi facciali, fratture del pavimento dell’orbita, chirurgia sinusale/endodontica o processi osteitici.
Nervo Alveolare InferioreCanale mandibolare.Posizionamento di impianti dentali, estrazioni complesse dei terzi molari, osteosintesi per fratture mandibolari.
Nervo Linguale e BuccaleSpazio pterigo-mandibolare, capo inferiore del muscolo pterigoideo laterale.Ipertono dei muscoli masticatori, bruxismo marcato, esiti di anestesia plessica o chirurgia orale.
Nervo Auricolotemporale Collo del condilo mandibolare, muscolo pterigoideo esterno.Dislocazione o lussazione del disco dell’ATM, traumi condilari, esiti di fratture mandibolari.