Dolore cervicale da DCCM
Nel linguaggio comune, l’aggettivo “cervicale” viene frequentemente utilizzato per fare riferimento a un qualsiasi disturbo a carico di questo tratto, come l’artrosi, la distorsione o il dolore localizzato. Nella maggioranza dei casi, la cervicalgia è provocata da una semplice contrattura della muscolatura del collo e delle spalle, acutizzata da fattori scatenanti esterni quali colpi di freddo, sforzi improvvisi o il mantenimento di posture forzate del capo e del tronco.
Inquadramento Anatomico e Sovraccarioc Muscolare
- Fisiologia del tratto cervicale: Il segmento cervicale della colonna vertebrale comprende le sette vertebre (C1-C7) che sostengono il cranio e consentono i complessi movimenti di rotazione, flessione, estensione e inclinazione laterale.
- Capacità di adattamento e compensi occultati: La naturale capacità di compenso del nostro organismo permette di tollerare a lungo le tensioni muscolari quotidiane mantenendo una condizione asintomatica. Tuttavia, in presenza di problematiche subcliniche di origine occlusale e mandibolare, questo equilibrio si spezza, creando il terreno predisponente per l’insorgenza del dolore.
Cervicalgia Tensiva e Disordini Cranio-Cervico-Mandibolari (DCCM)
Il dolore cervicale di origine muscolare o cervicalgia tensiva (comunemente nota come torcicollo) rappresenta il sintomo doloroso più frequente nei Disordini Cranio-Cervico-Mandibolari (DCCM).
- Eziopatogenesi miofasciale: Il dolore muscolo-tensivo trae origine dalle bande di contrazione ipercontratte tipiche della Sindrome Miofasciale.
- Distribuzione delle placche neuromuscolari: Tali noduli si sviluppano sia nella muscolatura cervicale superficiale sia in quella profonda, seguendo una mappa topografica ben precisa in corrispondenza delle placche neuromuscolari dei singoli muscoli coinvolti.
Compaiono in questo modo dolori cervicali ricorrenti, intermittenti e variamente localizzati spesso associati a forme di cefalea nucale, occipitale e frontale e algie facciali con cui condividono il meccanismo patogenetico. La cervicalgia è inoltre spesso secondariamente associata a capogiri e disturbi vertiginosi per coinvolgimento di archi riflessi che raggiungono l’orecchio, e attraverso la stimolazione di archi riflessi del sistema nervoso centrale. Fenomeni di disordine posturale si possono consolidare quando lo stress muscolare si estende lungo le catene muscolari della schiena fino ai piedi, con meccanismo di compensi discendenti.
Catena Posturale Cervicale

Ogni volta che si genera una malocclusione dentale la mandibola viene spostata dai muscoli masticatori alla ricerca di un contatto dentale stabile di intercuspidazione. In aggiunta a questi adattamenti ne sopraggiungono altri della muscolatura cervicale che adatta la posizione della testa e coseguentemente dei denti dell’arcata superiore. Questa stretta associazione funzionale tra muscolature del collo e muscoli mandibolari genera un binomio patologico inscindibile al punto di aver esteso la terminologia da Disordine Temporo Mandibolare a Disordine Cranio Cervico Mandibolare. I muscoli cervicali coinvolti nell’adattamento posturale della testa possono sviluppare facilmente punti trigger ossia punti algici capaci di generare dolore e proiettarlo anche a distanza. Per la loro natura posturale e la differente composizione in fibre i muscoli cervicali sono più esposti a queste problematiche degli stessi muscoli masticatori, notoriamente muscoli di potenza e resistenza elevata.
Dolore cervicale
Il dolore cervicale di origine miofasciale, proiettato dai punti trigger (Trigger Point), si presenta solitamente come una sensazione sorda, profonda e fortemente invalidante. L’intensità della sintomatologia è variabile: può oscillare da un fastidio di sottofondo a un dolore acuto, penetrante e torturante, manifestandosi sia a riposo sia esclusivamente durante l’esecuzione dei movimenti del capo.
Diagnostica Palpatoria e Dinamica Muscolare
- Palpazione e riproducibilità: Il dolore può essere evocato o esacerbato dalla digitopressione mirata sul nodo iperirritabile del punto trigger. Esiste una proporzionalità diretta tra il grado di ipersensibilità del trigger point e l’estensione o la costanza della mappa del dolore riferito.
- Restrizione del range di movimento (ROM): L’allungamento sia attivo sia passivo del muscolo coinvolto scatena una risposta antalgica acuta. La ridotta estensibilità delle fibre muscolari contratte determina una marcata limitazione funzionale dei movimenti di rotazione, flessione e inclinazione laterale del rachide cervicale.
Alterazioni Radiografiche e Diagnostica per Immagini
L’ipertono muscolare persistente e le alterazioni biomeccaniche si riflettono chiaramente sul piano strutturale ed esaminabile mediante diagnostica radiologica:
- Alterazioni delle curve fisiologiche: La tensione muscolare cronica si evidenzia radiograficamente con la rettilineizzazione del tratto cervicale (perdita della fisiologica lordosi) o, al contrario, con un’iperlordosi compensatoria, talvolta associata ad atteggiamenti scoliotici del rachide cervicale.
- Sofferenza discale e radicolare: Eventuali dislocazioni o disallineamenti vertebrali si associano ad alterazioni dei dischi intervertebrali, favorendo la formazione di protrusioni o ernie discali che possono comprimere le radici nervose sensitive e motorie.
- Cronicizzazione ed esiti degenerativi: Nei quadri cronici, il sovraccarico meccanico continuo conduce alla formazione di osteofiti e al deterioramento delle superfici articolari (artrosi vertebrale), secondo un processo degenerativo analogo a quello riscontrabile a carico dell’articolazione temporo-mandibolare (ATM).
- Valutazione tridimensionale con CBCT (Cone Beam Computed Tomography): Una valutazione approfondita della colonna cervicale e del distretto cranio-facciale può essere eseguita tramite TC Cone Beam del cranio a campo lungo. Questo esame consente di analizzare contemporaneamente:
- La posizione del condilo e della mandibola all’interno della fossa glenoidea.
- L’allineamento delle prime vertebre cervicali (in particolare atlantoccipitale e assiale).
- Le basi ossee facciali e le vie aeree superiori.
Mappa dei Principali Trigger Point Cervicali
I muscoli maggiormente interessati nello sviluppo di cervicalgia miofasciale e i relativi schemi di dolore riferito includono:
- Muscolo Trapezio (Fibre Superiori): È il muscolo più frequentemente coinvolto. I punti trigger proiettano dolore lungo la superficie laterale del collo, dietro l’orecchio, fino alla regione temporale (tipico pattern a “punto interrogativo”).
- Muscolo Elevatore della Scapola: Risponsabile della classica sensazione di “collo bloccato”. Il dolore riferito si concentra sull’angolo del collo e lungo il margine mediale della scapola, limitando gravemente la rotazione del capo.
- Muscoli Splenii (del Capo e del Collo): I trigger point proiettano dolore sordo alla sommità del capo (vertice), dietro l’orbita oculare e alla base della nuca.
- Muscolo Sternocleidomastoideo (SCM): Presenta due capi (sternale e clavicolare). I trigger point dello SCM possono riferire dolore alla fronte, all’interno dell’orecchio (simulando otalgia), all’articolazione temporo-mandibolare e sopra l’arcata sopracciliare, accompagnati talvolta da lievi vertigini o nausea.
- Muscoli Suboccipitali: Situati alla base del cranio, se ipertonici irradiano dolore a fascia dalla nuca verso la regione retro-orbitaria, contribuendo ai quadri di cefalea cervicogenica.
Quadro Clinico e Sintomatologia
- Dolore sordo e profondo: Aumenta con il movimento o il mantenimento prolungato della stessa posizione.
- Presenza della “banda tesa”: Alla palpazione manuale il muscolo appare cordiforme, con presenza di un nodulo rigido e dolente.
- Segno del “Jump Sign”: La pressione sul punto trigger evoca un sussulto involontario o una reazione verbale per via dell’intenso dolore acuto localizzato.
- Limitazione del range di movimento (ROM): Riduzione della flessione, estensione o rotazione del collo dovuta alla rigidità delle fibre muscolari coinvolte.
